Cosa scegliere tra crema solare o vitamina D? La protezione dal sole riduce davvero la produzione di vitamina D?
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Cosa scegliere tra crema solare o vitamina D? La protezione dal sole riduce davvero la produzione di vitamina D?

 

Durante una chiacchierata in spiaggia tra un medico di famiglia e un'endocrinologa nasce una domanda che molti si pongono ogni estate: le creme solari riducono la produzione di vitamina D?

La vitamina D viene sintetizzata principalmente dalla pelle grazie all'esposizione ai raggi UVB del sole, mentre l'alimentazione contribuisce solo in parte al fabbisogno quotidiano. È quindi comprensibile chiedersi se l'utilizzo di una protezione solare possa ostacolare questo processo.

Creme solari e vitamina D: cosa dice la ricerca scientifica?

In teoria, una crema solare applicata in modo perfetto e nella quantità raccomandata (circa 2 mg/cm² di pelle, con riapplicazione ogni due ore durante l'esposizione) è in grado di ridurre in modo significativo il passaggio dei raggi UVB.

Nella pratica, però, le persone applicano generalmente quantità inferiori rispetto a quelle utilizzate negli studi sperimentali, dimenticano alcune aree del corpo e non riapplicano il prodotto con la frequenza consigliata. Per questo motivo, l'esposizione ai raggi UVB è comunque sufficiente, nella maggior parte dei casi, a consentire una normale sintesi della vitamina D.

Le revisioni scientifiche più recenti confermano che l'uso regolare delle creme solari non determina, nella popolazione generale, una carenza clinicamente significativa di vitamina D.

È sufficiente esporsi al sole per pochi minuti?

Per molte persone è sufficiente una breve esposizione delle aree scoperte (come viso, braccia e mani) per favorire la produzione di vitamina D. Tuttavia, non esiste un tempo di esposizione valido per tutti.

La sintesi della vitamina D dipende infatti da numerosi fattori:

  • fototipo della pelle;
  • stagione;
  • latitudine;
  • ora della giornata;
  • età;
  • superficie corporea esposta;
  • condizioni atmosferiche.

Per questo motivo non è possibile indicare un numero preciso di minuti valido per tutta la popolazione.

Chi è più a rischio di carenza di vitamina D?

Alcune persone possono sviluppare una carenza indipendentemente dall'uso delle creme solari, ad esempio:

  • anziani;
  • persone che trascorrono poco tempo all'aperto;
  • soggetti con pelle molto scura;
  • persone con obesità;
  • pazienti con malattie da malassorbimento intestinale;
  • chi assume alcuni farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D.

In questi casi sarà il medico a valutare l'eventuale necessità di dosare la vitamina D nel sangue o di prescrivere una supplementazione.

Le creme solari rimangono fondamentali

L'impiego della protezione solare rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire:

  • eritemi e scottature;
  • fotoinvecchiamento cutaneo;
  • cheratosi attiniche;
  • tumori della pelle, incluso il melanoma.

Per questo motivo le principali società dermatologiche continuano a raccomandarne l'utilizzo durante l'esposizione al sole, soprattutto nei bambini, nelle persone con pelle molto chiara e nei soggetti con elevato rischio di tumori cutanei.

In particolare meritano maggiore attenzione i fototipi I e II, che tendono a scottarsi facilmente e producono meno melanina protettiva.

In conclusione

La domanda "crema solare o vitamina D?" ha una risposta semplice: non bisogna scegliere, servono entrambe.

Le evidenze scientifiche disponibili indicano che il corretto utilizzo delle creme solari non comporta normalmente una carenza di vitamina D, mentre protegge efficacemente dai danni causati dall'eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti.

L'uso di una protezione solare ad ampio spettro con un SPF adeguato al proprio fototipo, associato a una normale vita all'aria aperta, rappresenta oggi la strategia più equilibrata per tutelare sia la salute della pelle sia quella dell'organismo.

Se esiste un sospetto di carenza di vitamina D o si appartiene a una categoria a rischio, è opportuno confrontarsi con il proprio medico, che potrà valutare se siano necessari esami o un'eventuale integrazione.

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