Rider sfruttati, bufera su Glovo: “Caporalato digitale”. Scontro in Piemonte tra AVS, PD e centrodestra

Rider sfruttati, bufera su Glovo: “Caporalato digitale”. Scontro in Piemonte tra AVS, PD e centrodestra

Il commissariamento di Glovo disposto dalla Procura di Milano riaccende lo scontro politico sul lavoro nella gig economy e apre un caso nazionale sullo sfruttamento dei rider. Secondo l’inchiesta, oltre 42 mila ciclofattorini avrebbero percepito compensi fino all’80% sotto i minimi contrattuali, con retribuzioni inferiori alla soglia di povertà. Un quadro che, per l’opposizione piemontese, certifica l’esistenza di un vero e proprio “caporalato digitale”.

AVS: “Altro che innovazione, è sfruttamento sistemico”

Le consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra Piemonte Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro parlano senza mezzi termini: «Dietro la retorica dell’innovazione e della flessibilità si nasconde un sistema di sfruttamento del lavoro».

Per AVS non si tratta di episodi isolati, ma di un modello economico fondato sulla precarietà. «Quando migliaia di persone lavorano senza tutele, con salari che non garantiscono un’esistenza libera e dignitosa, non siamo di fronte a un’anomalia ma a una forma moderna e tecnocratica di caporalato. È giusto che la magistratura intervenga per fermare lo sfruttamento e imporre la regolarizzazione dei lavoratori».

Il caso Glovo, sostengono, dimostra che lo sfruttamento non riguarda solo le campagne, ma attraversa le città, le piattaforme digitali e i nuovi modelli di business che scaricano rischi e costi su lavoratori spesso giovani e migranti.

Sfruttamento in Piemonte: dati Inps e nuove norme in arrivo

AVS rivendica un impegno già avviato in Consiglio regionale sul contrasto al lavoro povero, dal settore agricolo alla logistica. L’Inps ha trasmesso i dati attesi sul lavoro agricolo, che consentiranno – spiegano – di quantificare il fenomeno del lavoro nero sul territorio piemontese.

Tra le iniziative ricordate: rafforzamento del coordinamento con ispettorati e forze dell’ordine; sperimentazione dell’approccio multi-agenzia già testato con il progetto Common Ground; istituzione di un gruppo di lavoro sullo sfruttamento in Commissione Legalità; nuove proposte normative per impedire che casa e trasporti diventino strumenti di ricatto.

In Ufficio di Presidenza, tramite la consigliera segretaria Valentina Cera, sono state sostenute anche iniziative culturali e raccolte fondi a favore dei rider, in collaborazione con NIdiL CGIL.

Pompeo (PD): “Il centrodestra continuerà a non vedere?”

All’attacco anche la consigliera regionale del Partito Democratico,Laura Pompeo, che chiama direttamente in causa la Giunta Cirio«Le ultime inchieste confermano quello che avevo denunciato mesi fa: turni massacranti, paghe da fame, sfruttamento sistemico. I ciclofattorini lavorano anche dodici ore al giorno per 2,50 euro a consegna, con stipendi fino al 77% sotto la soglia di povertà e all’81% sotto i minimi contrattuali. È un quadro indegno».

Pompeo ricorda che un suo atto di indirizzo, presentato ad agosto durante l’assestamento di Bilancio e finalizzato a promuovere una riforma del lavoro digitale sostenibile ed etica, è stato bocciato dalla maggioranza. «Adesso che la magistratura è intervenuta per fermare il caporalato digitale – incalza – la Giunta sceglierà ancora di voltarsi dall’altra parte?».

Rider in Italia e in Piemonte: numeri e condizioni

In Italia si stimano circa 40 mila rider, di cui quasi 3 mila in Piemonte. Le testimonianze raccolte dagli inquirenti parlano di lavoratori costretti a pedalare sotto pioggia e gelo, sette giorni su sette, penalizzati da algoritmi che riducono gli ordini in caso di ritardi o rifiuti.

Per Pompeo «è inaccettabile continuare a fingere che questo sia lavoro autonomo: è sfruttamento puro». La consigliera dem annuncia la presentazione di un’interrogazione alla Giunta regionale e rilancia proposte concrete: spazi coperti attrezzati nei Comuni, fondi per la sicurezza, formazione, sostegni nei periodi di condizioni meteo estreme e campagne di sensibilizzazione.

Innovazione o precarietà? Il nodo politico

Il caso Glovo riporta al centro del dibattito il tema della tutela dei rider, del rispetto della contrattazione collettiva e del superamento del falso lavoro autonomo.

«Non può esistere innovazione fondata sulla precarietà e sulla povertà – concludono Ravinale, Cera e Marro –. La dignità del lavoro viene prima dei profitti, i diritti prima dell’IA».

La domanda ora è politica prima ancora che giudiziaria: il Piemonte e il governo regionale interverranno con norme e controlli più stringenti o continueranno a considerare la gig economy una zona grigia dove la flessibilità giustifica tutto? Il commissariamento di Glovo non chiude la partita. La apre. E stavolta sotto i riflettori non c’è solo una piattaforma, ma un intero modello di sviluppo.